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LA MAZZATA CHE NON CI SI ASPETTAVA

Con tutti i crismi della legalità e le dovute prescrizioni anti Covid la Regione Veneto (come altre regioni in zona gialla) per mezzo del suo presidente Luca Zaia, aveva emanato il via libera allo sci e all’ apertura degli impianti in data 17 febbraio.

Tutto era pronto per il felice momento che autorizzava migliaia di sciatori a riappropriarsi delle splendide piste ben tenute e ben battute grazie alle abbondanti nevicate dei giorni scorsi.

I preparativi ultimati, le assunzioni già partite, gli uomini e i mezzi predisposti, misure antidistanziamento attuate; tutto pronto e in piena regola per cominciare a far decollare il circo bianco, quand’ecco che in “zona Cesarini”, fra lo stupore e lo sconcerto generale per il balletto di dichiarazioni prima, e la ferale notizia poi, viene presa la decisione dal ministro Speranza (a causa delle varianti Covid segnalate con ultimatum dal Comitato Tecnico Scientifico), che l’apertura dello sci viene spostata al 5 marzo.

Come dire che a ottobre al mare si aprono le spiagge.

Una vera e propria presa in giro che fa montare la rabbia a circa 400mila persone che gravitano e dipendono dal lavoro che il turismo invernale avrebbe potuto offrire loro.

Si pensi agli impiantisti, ai dipendenti, ai maestri di sci, ai gestori di rifugi, agli albergatori, al loro personale, a tutto quanto è di vitale importanza per tenere in piedi l’apparato turistico invernale.

E’ stato perpetrato un vero e proprio gioco al massacro da cui nonostante i promessi ristori e gli adeguati rimborsi sarà molto difficile rialzarsi.

Un intero comparto il quale se non sarà adeguatamente risarcito ne sofrirà non poco.

Intanto le incomparabili giornate di sole di questi giorni attirano alla montagna un gran numero di persone.

Negli weekend si stenta a trovare posto per parchegggiare le vetture, la voglia di aria aperta e pura con i panorami mozzafiato che si aprono agli occhi dei turisti, degli scialpinisti, ciaspolatori, delle famiglie, dei bambini, dei ragazzi che da mesi sono relegati in casa sempre davanti agli schermi per lezioni a distanza o altro; sono una medicina della natura.

Stamane 15 feb. su canale 5 di Mediaset nella rubrica Mattino 5 è andata in onda una ampia panoramica del nostro Nevegal, con intervista mirata alle ultime decisioni del ministro Speranza sulla chiusura degli impianti.

Il nostro Alessandro Molin direttore della scuola di sci nonché presidente di Nevegal 2021 è stato lungamente intervistato in merito agli ultimi avvenimenti, manifestando sconcerto ed elencando tutte le problematiche cui ora si andrà incontro.

Non solo, ma Alessandro Molin ha voluto dimostrare durante le riprese che salendo in due sulla seggiovia da tre posti, si può mantenere una distanza (all’aperto) in tutta sicurezza.

 Si spera che almeno per le stazioni minori con soli impianti aperti (seggiovie, skilift) ci possa essere una deroga a quanto stabilito.

In parte tratto da Il Corriere delle Alpi del 12 e 14 febbraio 2021